LA RETE DEL CALCIO SOLIDALE: I VALORI DELLO SPORT IN CAMPO

“Il calcio come fonte di nuove opportunità, che si rivolga al cuore e alla testa delle persone in un linguaggio universale, rendendosi comprensibile a chiunque ed abbattendo ogni barriera fisica, linguistica e culturale”. Le parole di Maurizio Saggiondirettore della fondazione Roma Solidale onlus, ben sintetizzano la visione del calcio alla presentazione della prima rete italiana del Calcio Solidale, svoltasi venerdì 17 aprile presso la sala conferenze del CONI nello stadio Olimpico di Roma. Una festa di tutti e per tutti, che ha esaltato i valori sportivi e le occasioni di aggregazione e di inclusione sociale frutto della passione calcistica: rappresentanti delle istituzioni e dello sport attivi nella capitale si sono uniti in coro per ribadire le potenzialità del calcio nell’accezione più autentica, a dispetto delle logiche economiche e dei connotati di violenza e corruzione che spesso ne oscurano la bellezza ed il significato.

Il progetto della rete del Calcio Solidale è nato nel 2015 su iniziativa dell’Assessorato scuola, sport, politiche giovanili e partecipazione di Roma capitale e Fondazione Roma solidale onlus. Dopo l’esperienza del filmfestival della salute mentale, attori e comparse di film dedicati alla tematica del pallone sono stati inseriti in una prima rete di organizzazioni, che in pochi mesi si è estesa fino a contarne oggi una quarantina, grazie al coinvolgimento di rifugiati, migranti, persone con disabilità, detenuti, rom, e minori a rischio emarginazione. “Persone interessate in esperienze educative attraverso il calcio si preparano ad essere atleti per la vita; oppure già lo sono e cercano nuovi stimoli”, ha dichiarato Saggion. Il progetto non ricerca campioni del pallone, ma “calciatori ed allenatori che inseguano la vittoria oltre la competizione agonistica, instaurando relazioni positive a partire dalle occasioni di socialità create dal calcio”. Considerato palestra di vita, questo sport nasce come disciplina di regole, richiede capacità, ma si sviluppa come “strumento di promozione di cittadinanza attiva: il suo obiettivo è fare rete anche fuori dal campo di gioco”. Da qui si innesta un processo di welfare generativo, che travalica quello assistenziale primario, intervenendo sulle difficoltà delle categorie sociali di soggetti più deboli ed emarginati.

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